Arresto cardiaco improvviso: Il dovere di esserci (e sapere cosa fare)

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Stamane ho partecipato ad un corso di formazione BLS-D (Basic Life Support and Defibrillator) organizzato dalla sezione provinciale dell’ANDI. In un’epoca come la nostra in cui il problema degli arresti cardiaci improvvisi rimbalza ogni giorno sulle pagine di cronaca (nera), un’iniziativa come questa è imprescindibile non solo per la pratica professionale, ma per il benessere di tutta la comunità.


Negli ultimi anni la mia città è stata teatro di troppe tragedie che, probabilmente, avremmo potuto scongiurare con i mezzi necessari e, soprattutto, le competenze adeguate. Il più delle volte, infatti, manca la tempestività di personale qualificato che conosca i protocolli necessari a far ripartire un cuore in arresto. I primi minuti sono decisivi. Capita troppo spesso che in queste occasioni si formi un inutile capannello di curiosi e disperati attorno al soggetto in stato di incoscienza: una massa anonima, incapace di prendere decisioni tempestive ed efficaci. Gli ultimi fatti di cronaca hanno sensibilizzato concretamente la pubblica opinione (e mi dispiace che per svegliare gli animi ci sia dovuto “scappare il morto”): le nuove leggi che obbligano le strutture pubbliche e private a munirsi di defibrillatori ne sono un chiaro esempio.
MA QUESTO NON BASTA.
Non possiamo rimanere immobili mentre un individuo su mille ogni anno è vittima di un arresto improvviso (si stima che di questi una percentuale fino al 70% può salvarsi se sottoposta agli adeguati trattamenti).
Ma bisogna essere medici per prestare un primo soccorso efficace? La risposta è NO.
Bisogna essere medici per usare il defibrillatore di un centro commerciale o di una palestra?? Bisogna essere pompieri per usare un estintore?
Non possiamo però salvare una vita se non sappiamo come si fa! E’ per questo che esistono dei corsi teorico-pratici (spesso gratuiti: ma dovrebbero esserlo tutti – e qui calerebbe il fantasma di un ipotetico finanziamento statale… vabbè -) che ci danno le abilità necessarie.

Altro che greco e latino (non me ne abbiano i professori di lettere), dovrebbero mettere “Rianimazione cardio-polmonare” come materia obbligatoria sin dalla seconda media. E bisognerebbe unire le forze (almeno una volta) di enti privati e pubblici perché in una città si segnalino TUTTE LE POSTAZIONI DI DEFIBRILLATORI (dai centri benessere, agli chalet, dai bar agli studi medici e dentistici, dai centri commerciali alle palestre, fino alle abitazioni dei cittadini). Ogni via dovrebbe essere coperta ed ognuno di noi dovrebbe essere pronto.

Utopia?

Ps. un ringraziamento al dott. Alberto Censori per essersi accollato il grande compito di portare i dentisti ANDI (e le assitenti) ad una rinnovata consapevolezza.

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